Archivi del mese: settembre 2011

Su Giancarlo Majorino"Il viaggio nella presenza del tempo"

Agosto 2009

IL VIAGGIODI UN «CETOMEDISTA»

Appunti di critica dialogante

di Ennio Abate

O Dio, se si potesse leggere nel libro del destino

e vedere come il volgere del tempo

appiana le montagne, e i continenti,

stanchi di restar solidi, si stemperino

nel mare; e veder altre volte

che la cintura costiera dell’oceano

 è troppo larga per i fianchi di Nettuno; come i giochi

 del caso e i mutamento colmino la coppa

 dell’instabilità con liquori diversi!

 

Oh, se questo si vedesse, anche il più spensierato

dei giovani, guardando il suo cammino futuro,

 i pericoli passati e le prove a venire,

chiuderebbe quel libro e vorrebbe morire»

 

(Shakespeare, Enrico IV  citato in Viaggio nella presenza del tempo, p. 294)

 

Avvertenza

                  Frequento da decenni le scritture di Giancarlo Majorino e appartengo a una generazione a metà strada tra la sua e quella di molti suoi più giovani lettori e interlocutori. Questi appunti sul suo Viaggiorisentono perciò sia della memoria di un passato letterario-politico ormai sepolto e nel quale egli, ben più di me, si formò, sia della mia ostilità meditata a quel che viene chiamato «post-modernismo», orizzonte nel quale a mio avviso il suo Viaggio, pur con modi propri, mi pare in parte iscriversi. Continua a leggere

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Su Giancarlo Majorino*"Poesie e realtà 1945-2000""

* Giancarlo Majorino (Milano, 1929). Poeta e critico letterario. Ha insegnato storia e filosofia nei licei ed è ora docente di Estetica presso la Nuova accademia di belle arti e presidente della Casa dell poesia di Milano. Tra le sue numerose pubblicazioni: La capitale del Nord (Schwarz, 1959), Autoantologia (Garzanti 1995), Posie e realtà 1945-2000 (Tropea, 2000) e Viaggio nella presenza del tempo (Mondadori,2008). 

 

 La poesia da lontano.

 

Qualche ragionamento su Poesie e realtà 1945 – 2000 di Giancarlo Majorino.

 Poesie e realtà 1945 – 2000 di Giancarlo Majorino è un saggio sulla poesia italiana del secondo Novecento. Majorino vi ha lavorato per cinque anni, mettendo alla prova le sue coordinate critiche da varie angolazioni e a più riprese non soltanto nella scelta degli autori e dei testi, ma in affreschi periodizzanti storico-culturali e in calibrati giudizi particolari disseminati senza preoccupazioni scolastiche, come in una ininterrotta chiacchierata. Continua a leggere

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Su Luciano Amodio*Alcuni saggi apparsi su "Manocomete"

* Luciano Amodio (Milano 1926-2001) filosofo. Funzionario dal 1947 al 1981 della Banca Commerciale Italiana, collaborò a “Il Politecnico” di Vittorini, a “La Cittadella” di Bergamo e a “Discussioni”. Nel 1955 fu co-fondatore  di “Ragionamenti” e nel 1965 de “Il Corpo”. Traduttore con Franco Fortini di Le Dieu chachédi Lucien Goldmann (1961), nel 1963 pubblicò la prima antologia italiana di Rosa Luxemburg, Scritti scelti e nel 1980 un Commentario al primo Lukács.

 aprile 2003

Un Giano bifronte, un incontro mancato[1]

Ho conosciuto di persona Luciano Amodio a metà anni Novanta, dopo la completa rasatura a zero in questo paese di qualunque fermento critico vagamente “rivoluzionario”. L’ho incontrato nelle riunioni allargate  di Manocomete, la rivista che Giancarlo Majorino ha animato a Milano tra 1994 e 1995, generoso ma  breve tentativo di  rimettere a pensare assieme, in uno spazio spostato(memore di un precedente: Il corpo), intellettuali di varie competenze e generazioni, alcuni attivi già negli anni Sessanta, altri dopo il 1968.

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Su Armando Tagliavento*Dentro l’immigratorio italiano. Introduzione alle sue scritture

* Armando Tagliavento ( Fondi 1930). Scrittore irregolare e misconosciuto.

gennaio 2006

 

Ieri sono andato a far visita ad Armando Tagliavento. Per me  è rimasto il bidello-scrittore, anche se ora è in pensione e nella vita (Armando è nato nel 1930) prima di “ficcarsi nella scuola” ha fatto il manovale, il fattorino, il disoccupato, il capomastro. Stava per diventare persino capufficio di una ditta di materiali edili ed ha sfiorato una carriera di scrittore di professione. Infatti, quando negli anni Settanta la cultura italiana ebbe un ritorno di  fiamma populista-neorealista (ricordo la letteratura “operaia”: Brugnaro, Guerrazzi, la rivista Abiti-lavoro…), Tagliavento ottenne un effimero successo come narratore: nel 1973 Feltrinelli gli  pubblicò nella collana dei Franchi narratori (patron Goffredo Fofi, che firmò la prefazione) un romanzo, Tra fascisti e germanesi. Vi narrava – con brio, spudoratezza e crudezze macabre quasi malapartiane – le sue avventure per sopravvivere durante gli scontri che insanguinarono l’Italia fra il ’43 e la liberazione. Continua a leggere

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