Archivi del mese: ottobre 2011

Su due scritti di Romano Luperini e Emanuele Zinato

 *Romano Luperini insegna Letteratura italiana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. Ha pubblicato, tra l’altro, La scrittura e l’interpretazione. Storia della letteratura italiana nel quadro della civiltà e delle letterature dell’Occidente (in collaborazione con Pietro Cataldi, Palermo 1999), Breviario di critica (Napoli 2002) e L’autocoscienza del moderno (Napoli 2006). Dirige le riviste di critica e teoria della letteratura “Allegoria” e “Moderna”. E’ autore di monografie su Montale, Tozzi, Verga e Pirandello. Ha pubblicato due romanzi: I salici sono piante acquatiche (2002) e L’età estrema (2008)
* Emanuele Zinato (Venezia 1958) lavora presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Padova. Ha pubblicato saggi su questioni di critica e teoria della letteratura e su numerosi scrittori del secondo Novecento (Calvino, Vittorini, Fortini, Primo Levi, Bilenchi, Zanzotto, De Signoribus). In contatto con Paolo Volponi fin dal 1990, ha curato due raccolte di prose volponiane (Scritti dal margine, Manni, Lecce 1994; Del naturale e dell’artificiale, Il lavoro editoriale, Ancona 1999) e la raccolta delle Poesie 1946-1994 (Einaudi, Torino 2001) e ha pubblicato la monografia Volponi (Palumbo, Palermo 2001)

 

Su  Romano Luperini, Cinque tesi sull’insegnamento della letteratura in L’ospite ingrato I, 2005  e Emanuele Zinato, Dei confin idella letteratura. Le prospettive di una didattica interdisciplinare, in Allegoria, 37, 2001 (e in Chichibìo, n. 39) 

 

Letteratura, studi postcoloniali e didattica. Una riflessione del 2007.

In Appendice un carteggio Abate-Zinato.

 

Vorrei qui dichiarare la mia simpatia per gli attuali studi postcoloniali e difendere il valore della loro contestazione nei confronti delle “nostre” letterature. Esporrò perciò brevemente alcune perplessità sulle cose intelligenti ma diffidenti (mi pare) scritte in proposito da Romano Luperini (Cinque tesi sull’insegnamento della letteratura in L’ospite ingrato I 2005) e  da Emanuele Zinato (Per distinguere il bimbo dall’acqua sporca in Chichibìo n. 39, sett.-ott. 2006).

Nelle sue tesi ampiamente condivisibili, Luperini al punto 2 tocca il tema dello «studio delle letterature straniere» e propone «un canone interculturale» che prevede uno studio a tre livelli delle letterature straniere: dalle più vicine per storia e lingua (autori europei, autori occidentali «particolarmente dell’America del Nord e del Sud», p. 97) alle più lontane (autori africani e asiatici).Le mie perplessità insorgono quando Luperini giudica più complesso estendere lo studio agli autori del terzo livello – quelli «di lingue non occidentali»  e pur affermando che «una letteratura senza frontiere è il preludio migliore a un mondo senza frontiere» (p.98) finisce – a mio parere – per ridimensionare quel ”principio di presunzione di eguale valore” dell’antropologo Charles Taylor da lui citato, con questa dichiarazione:  esso «non deve significare rinuncia a un’identità culturale, ma suo allargamento», p. 99).  Per cui si tratterebbe di «avere una identità nazionale ed europea forte» e, allo stesso tempo, di «nutrirla dialogicamente con contributi provenienti da altri mondi e da altre culture» (p. 99).

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in NOTE DI LETTURA