Da “Reliquario d’infanzia e gioventù”. Sezione I: Baronissi (1958 – 1964) 

1978 Barunisse cimitero Acquamela 1978

Tabea Nineo, Barunisse. Cimitero Acquamela 1978, disegno a china.

di Ennio Abate

 

SEZIONE I

CASALBARONE DI BARONISSI

 

*

Ma
nella tana delle lucertole
nei rigagnoli
nei gusci di noci
sotto le foglie
in mezzo ai nidi abbandonati daIle passere
e dappertutto
nei posti dove luce e calore
neppure supponevamo…

…un silenzio
c’era!

 

 

BOSCO

Sotto gli alberi
è rimasta
l’umidità
di antiche leggende.

A pisciarvi da soli
di notte
non si fa che aumentarla.

 

 

SEPOLTURA

Non senti
il merlo incollerito?

Nell’erbe
lo si deve seppellire.

Ohimè, i vermi!

Solleva il sasso.
Soffia nella conchiglia!

 

 

PAURA

Non
salire sull’albero
lisciare i cani neri.
Lavare le prugne!

Non preoccuparti.

Smesse le segherie
ricominceranno i grilli.

 

 

CAPPELLA DI CASALBARONE

Nella cappella dei santi paffuti
i gatti si rincorrono la coda.
Il vento sfoglia in fretta il messale.
Le cugine ripongono il velo.

 

 

LAMPO

Ieri la vacca ruminava
un tramonto rosso.
Oggi muggisce inquieta.
Mancano le stelle.

La nonna tra i rutti
affretta l’avemmaria
prima che scoppi il tuono.

 

 

DOPO LA PREDICA

Sugheri sballottati
vuoto di cuori e di borracce
il nespolo nero
i pioppi…
O i dannati?

E intanto
dopo la predica del prete
sul fatto che nasci
e svelti come l’incenso
o in pianto di candele
si muore
sgomentavo.

Non ero più nella cozza al sicuro
ma in pendio
come la serpe
che ritirandosi rapida
intrappolammo
– malvagi
dentro la sua tana.

 

 

SOGNO E CALMA

Bambine in fila
seminano noccioline.
Più indietro
altri le ammaccano.
Qualcuno le raccoglierà
domani.

 

LA DAMIGIANA

La damigiana
abbandonata sotto l’arancio
non ha più il sole
dentro la pancia.

 

 

PROPONIMENTI

Conserva cachi
sotto paglia e letame.
Pesca alici affumicate
d’ira e di sabbia.

Ficca sarcasmo
nelle castagne.
Conta le ghiande smarrite.

 

 

IL VECCHIO

Menta ficcata nel naso
camminavo
assieme a zie senza profumi.

Una portava il lutto
e per un ramo di nocciolo
che avevo staccato
mi rimproverò:
Se arriva il padrone!
A che ti serve
quel frustino?

Erano già morte
tutte le favole.
La quaglia agonizzava.
Nuvolo era il cielo
e la rana saltava nel torrente.

Un vecchio s’accostò.
Cercava soltanto
la sua falce lì dimenticata.
Mi sorrise.

 

 

SFIDE

Per rifarci di un pioppo non scalato
saltammo a occhi chiusi
le vasche di calce viva
e sfidammo fino a tardi il buio
sciupandoci i calzoni
sulle tegole del fienile.

Vi furono poi sere cupe
ginocchia sporche da lavare
e funi da arrotolare
attorno al palo
col corno di bue in cima.

 

 

IL VALLONE

Strade che puzzano d’urina
e poi improvvisi sentieri
coi tramonti già assorbiti
dalle foglie.

Ma il vallone?

Che nasconda passeri antichi
pietre d’inciampo
voci da seguire?

 

 

MIO PADRE

Dove i cavalli bai fantasticando
se lo dondolavano lungo e pendente
un uomo antico
con un frustino di nocciolo
fra le dita color caldarroste per il troppo fumare
sibilò a un’ultima serpe e a morte la colpì.
Poi s’arrampicò sul fico
e nascose pistola e serpe.

Tornando verso noi già seduti
carezzò i cavalli
colse una spiga di grano
la strofinò nel palmo delle mani
e con voce di stivali militari
parlò ai suoi vecchi parenti
di mandarini e garofani
da tempo senz’acqua.

Se toccava una quaglia ferita
i limoni agonizzanti sugli alberi
o il mio ginocchio insanguinato
era il soldato di una volta:
palpava una sua ferita
ormai rimarginata.

Ci amava tutti come ferite note
mio padre.

E quando un fulmine distrusse il fico
partì al buio
svegliando soltanto il cane
e tornò con la bocca più zitta
come da un cimitero.

 

 

MORTE DEL CONTADINO

O zie sta mmalate (sottovoce…).

È stanco
non dà ascolto ai serpenti
non accorda più i lumi delle lucciole
alle stelle
il fumo della pipa
con le nuvole.

Lo zio vede una chiesa
sott’acqua
sente i pesci uccisi
che si lamentano
e i pesci incinti
che odorano le alghe
i garofani e sua moglie.

Dite alla morte che ritorni
un altro giorno.
Adesso ha freddo ai piedi
fuori c’è forte vento
e la pioggia cade
miezze e purtualle fracete
– bolle gonfie ammuffite
come di sapone.

 

FESTA PAESANA AD ACQUAMELA

I pomodori rossi tiepidi per il sole
picchiettano
stretti e verdi viali
per le gallinelle in fuga.

A sera così
la gente inerme
sprovveduta nei piaceri
si muove
incanalata dalle luminarie
ma lenta
tra le bancarelle.

Buio di cimitero
incombe attorno.

 

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