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Addetti alla cancellazione delle tracce: Guido Mazzoni

luperini su impotenza politica

SU “LA LETTERATURA E NOI” UN INTERESSANTE INTERVENTO DI ROMANO LUPERINI SU “STATI GENERALI” DI GUIDO MAZZONI E “STATO DI MINORITA'” DI DANIELE GIGLIOLI (http://www.laletteraturaenoi.it/…/365-impotenza-politica-e-…).
QUESTO IL COMMENTO (RIFERITO A MAZZONI) CHE HO LASCIATO:

ADDETTI ALLA CANCELLAZIONE DELLE TRACCE

Non leggerò il libro di Mazzoni. Mi è bastato leggere l’introduzione su “Le parole e le cose”. Lì ho lasciato questo breve commento: Continua a leggere

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Sul rapporto Fortini/De Angelis

de angelis crocco

SU “LE PAROLE E LE COSE” UN’INTERVISTA DI CLAUDIA CROCCO A MILO DE ANGELIS (http://www.leparoleelecose.it/?p=19153 ).
QUESTO IL COMMENTO CHE HO LASCIATO:

Ennio Abate
1 giugno 2015 a 14:16

Mi limito a poche brevi annotazioni su alcuni punti di questa intervista. Non condivido il disprezzo (che non è critica) di De Angelis nei confronti del Gruppo 63 (non si trattò solo di «passatempi sperimentali») né la genericità nell’indicare le posizioni politiche a lui avverse. A Milano poi, in quegli anni, non c’erano solo Lotta Continua e Servire il popolo. C’era Avanguardia operaia, in cui ho militato fino al 1976. C’erano quelli del Movimento studentesco della Statale, de «il manifesto», del «Gruppo Gramsci», ecc. E i militanti di allora non furono gli invasati demoni dostoevskiani che egli oggi presenta come «infami». Anzi in quel contesto di aperto conflitto («”Cercate di capire/ questa sera ci ammazzano /cercate di /capire!”») infami potevano diventare o essere *anche* i difensori della poesia come «dovere politico» e «dovere assoluto». Continua a leggere

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Amelia Rosselli su Silvia Plath

amelia rosselli

Sia l’amico Alvarez (autore del saggio critico Il Dio selvaggio -Il suicidio come arte, Rizzoli 1971), sia Ted Hughes abbandonarono al dunque la Plath, l’uno in un modo, l’altro in un altro, quando essa mise in atto un secondo tentativo di suicidio. Continua a leggere

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Sull’epigonismo di destra e di sinistra

Quando una polarità di idee, costumi, comportamenti individuali come quella destra/sinistra s’è esaurita, non ha senso proporsi di individuare la “vera sinistra” (o la “vera destra”) nei rimasugli dei precedenti schieramenti.
Gli epigoni trattengono solo qualcosa (e quasi sempre in modi settari, irrigiditi o penosamente nostalgici) del “mondo perduto” da cui provengono.
Il PD cosa ha a che fare con il PCI o la DC da cui arrivano molti dei suoi dirigenti? E Rifondazione Comunista? E così Forza Italia etc…
Anche le “buone rovine” (Fortini), che si potrebbero individuare, ripulire e mettere da parte per una nuova costruzione, potranno servire soltanto se si fosse in grado di inventare, a partire da una conoscenza più esatta del nuovo contesto storico in cui ci agitiamo con occhi ancora troppo appannati, un nuovo progetto (nuove idee, nuovi costumi, nuovi comportamenti individuali). Solo dopo, col tempo, si vedrà quanto esso continui o innovi rispetto al precedente e defunto.

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Contro un ambiguo recupero di Curzio Malaparte

Su LA PRESENZA DI ERATO Marco Onofrio ha recensito positivamente (qui) il libro di Lucrezia Ercoli su Curzio Malaparte. Ecco le mie obiezioni:

1.
A me pare che questa ricostruzione da parte di Lucrezia Ercoli della figura di Curzio Malaparte, così come ce la presenta Marco Onofrio, dica e non dica. E cioè si appiattisce sull’ambivalenza (innanzitutto politica) del personaggio senza spiegarla; e senza trovare nell’«altrove» a cui si appella una soluzione o un punto di vista migliore delle respinte e svalutate spiegazioni “ideologiche” ( « “Fascista” prima, “comunista” poi: chi era? e da che parte stava?»). O addirittura «l’essenza dell’uomo-Malaparte» . Continua a leggere

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Su Stalin e la storia dell’Urss. Risposta a Eros Barone

Su LE PAROLE E LE COSE un commentatore mi ha indirizzato questa “lezione” su Stalin e la storia dell’Urss (qui). Questa la mia risposta:

Caro Barone,
a che punto siamo della Grande Nottata che ha avvolto i “paesi allegorici” del socialismo? Io testardamente parto da questa domanda. Con fermezza. Senza pessimismi. Ma senza cedere un’unghia alla nostalgia e al dogmatismo. Il tempo non può essersi arrestato. Né per me né per te.
Perché usare allora «un linguaggio terzinternazionalista» oggi che la Terza Internazionale non c’è più (e la Quarta è fallita e la Quinta è solo in qualche mente isolata)? Perché scovare nelle mie – credo elementari obiezioni – uno schema interpretativo che sarebbe « sostanzialmente quello menscevico e socialdemocratico di Plechanov, di Martov e di Kautsky»? Continua a leggere

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